Una giacenza di magazzino diventa un problema quando la merce resta sugli scaffali e non si vende, oppure si vende così lentamente che lo stock basterebbe per anni. Riconosci le giacenze invendute da tre numeri: giorni dall'ultima vendita, mesi di copertura dello stock e contributo all'utile. Per smaltirle segui quest'ordine: sconto, bundle, nuovo canale di vendita, reso al fornitore, donazione. Distruggere la merce è l'ultima scelta.
L'errore più comune è aspettare il prezzo pieno «perché la merce è già pagata». Finché resta ferma, ti costa ogni mese: spazio, capitale bloccato, perdita di valore. Qui sotto trovi come calcolare questo costo, da quale prezzo uno sconto rende più dell'attesa e cosa prevede la legge italiana per donare la merce invece di buttarla.
Quando si cercano informazioni sulle giacenze
Di solito all'inventario di fine anno o quando mancano i soldi per riordinare i prodotti che vendono: il magazzino è pieno e il capitale è fermo nella merce. Il titolare cerca «giacenze di magazzino», poi «rimanenze di magazzino troppo alte», «come smaltire la merce invenduta» e «donare o distruggere la merce».
La domanda decisiva non è «come vendere», ma «a che prezzo»: molti negozi tengono la merce per anni pur di non venderla sotto costo, e perdono più di quanto sarebbe costato uno sconto.
Questo articolo parla delle giacenze dal punto di vista di chi vende, non della valutazione delle rimanenze in bilancio: per quella (costo medio, FIFO, rimanenze finali) serve il tuo commercialista.
Cosa sono le giacenze invendute e come si distinguono dallo stock normale
Una giacenza invenduta è stock senza domanda al prezzo attuale. La maggior parte del magazzino si vende regolarmente; il confine passa per la velocità di rotazione.
| Cosa c'è sullo scaffale | Segnale | Cosa fare |
|---|---|---|
| Stock normale | Si vende e basta fino al prossimo riordino | Niente, è lo stock di lavoro |
| Lenta rotazione | Si vende, ma lo stock dura molti mesi | Non riordinare, tenere d'occhio |
| Giacenza invenduta | Nessuna vendita per diversi cicli di acquisto | Calcolare il costo e smaltire |
| Merce danneggiata, incompleta o scaduta | Non vendibile come nuova | Reso al fornitore, vendita come seconda scelta o donazione |
Termini vicini: fondi di magazzino (resti di una serie o di una stagione), sovrascorte (più di quanto venderai in tempi ragionevoli), merce obsoleta, stock morto. Tutti indicano merce che occupa spazio e soldi senza rientrare in cassa.
Da dove nascono le giacenze invendute
Una giacenza invenduta è quasi sempre un problema di acquisto, non di vendita. Le cause tipiche:
- Acquisti a sensazione o in grandi quantità per lo sconto. Un 5 % di sconto dal fornitore non ripaga merce che resta ferma un anno.
- La stagione è finita. Le stufette rimaste in primavera aspettano l'autunno.
- Il modello è superato. È uscita la nuova versione, la vecchia si vende solo scontata.
- Il prezzo è più alto della concorrenza. Il prodotto è buono, ma altrove costa meno.
- Nessuno lo vede. Scheda prodotto debole, niente foto, il prodotto manca dai marketplace e dai comparatori di prezzo.
- Taglie e colori sbagliati. Il modello vende, le taglie estreme no.
- Danni e scadenze. Confezione rovinata, pezzi mancanti, data di scadenza vicina.
La causa decide la soluzione: la merce troppo cara si salva correggendo il prezzo, quella invisibile con una nuova scheda e un nuovo canale, quella superata solo con lo sconto.
Come riconosci le giacenze invendute: tre numeri
Controlla ogni prodotto con stock su tre numeri:
- Giorni dall'ultima vendita. Il segnale più semplice, ma non vede i prodotti che vendono un pezzo al mese.
- Copertura in mesi: stock diviso per le vendite medie mensili. Coglie i prodotti lenti che il primo numero non vede.
- Il gruppo ABC. I prodotti del gruppo C con molto stock sono i primi candidati. Come si calcolano i gruppi lo trovi nell'articolo sull'analisi ABC dell'assortimento.

La soglia la fissi in base al tuo ciclo di acquisto. Una regola pratica: se un prodotto non vende da più di due tuoi cicli di acquisto o lo stock dura più di sei mesi, va nella lista da controllare. Per la merce stagionale guarda le vendite della stagione scorsa, non degli ultimi mesi.
Quanto costa al mese una giacenza invenduta
Una giacenza invenduta ti costa ogni mese tre cose: lo spazio in magazzino, il capitale bloccato e la svalutazione, perché la merce invecchia e tra un anno renderà meno.
Esempio di calcolo con numeri inventati, non dati di mercato. 40 pezzi a 50 € di costo d'acquisto fanno 2.000 € di stock. Il magazzino costa 30 € al mese. Il costo del capitale è del 2 % al mese: è quanto renderebbero quei soldi facendo girare merce che vende, o quanto paghi per un fido. La svalutazione è di 30 € al mese.
| Voce | Calcolo | Al mese, € |
|---|---|---|
| Magazzino | 30 | |
| Capitale bloccato | 2.000 × 2 % | 40 |
| Svalutazione | 30 | |
| Totale | 100 | |
| Per pezzo | 100 ÷ 40 | 2,50 |

In un anno fanno 1.200 €, più della metà di quanto è costato l'intero lotto. Anche se il magazzino è tuo e lo spazio non lo paghi, le altre due voci restano.
Quando uno sconto rende più dell'attesa
Lo sconto conviene finché ogni pezzo ti rende più del prezzo pieno meno il costo di mantenimento per tutto il tempo di attesa. Il costo d'acquisto in questo confronto non conta: l'hai già pagato, qualunque cosa decidi.
Torniamo all'esempio. Il prezzo pieno è 80 €, esce un pezzo al mese, quindi l'ultimo tra 40 mesi; in media un pezzo aspetta 20 mesi.
- Tenere a 80 €: 80 − 2,50 × 20 = 30 € a pezzo.
- Sconto a 60 €. Supponiamo che a questo prezzo escano 10 pezzi al mese: il lotto finisce in 4 mesi, l'attesa media è di 2 mesi. 60 − 2,50 × 2 = 55 € a pezzo.
- Tutto il lotto subito a uno stockista a 30 € a pezzo: 30 € a pezzo, nessun costo di mantenimento.

Uno sconto di un quarto rende a pezzo quasi il doppio dell'attesa. E vendere allo stockista sotto costo rende quanto 40 mesi di attesa a prezzo pieno, ma porta subito 1.200 € in cassa.
Da qui il limite dello sconto: il prezzo più basso che batte ancora l'attesa è quanto rende un pezzo senza sconto, più il costo di mantenimento per la nuova attesa. Nell'esempio: 30 + 2,50 × 2 = 35 €. Sotto i 35 €, con 10 pezzi al mese, lo sconto perde contro l'attesa. Inserisci i tuoi numeri e misura la velocità di vendita dopo lo sconto su pochi pezzi, invece di indovinarla.
Se annunci lo sconto ai consumatori, come prezzo precedente devi indicare il prezzo più basso applicato nei 30 giorni prima della riduzione (art. 17-bis del Codice del consumo). La regola vale anche per saldi e vendite di liquidazione. Se aumenti lo sconto a più riprese nella stessa campagna, il riferimento resta il prezzo precedente alla prima riduzione.
Come smaltire la merce invenduta: 5 modi in quest'ordine
Parti dai modi che ti restituiscono più soldi e arriva a quelli che liberano solo lo scaffale:

- Sconto. Fino al limite del calcolo sopra. Abbassa il prezzo una volta in modo netto, non del 5 % ogni settimana: gli sconti piccoli non li nota nessuno e il costo di mantenimento continua a correre.
- Bundle. Metti il prodotto in kit con un best seller o regalalo sopra una certa soglia d'ordine. Così si vende a un prezzo che il cliente non confronta pezzo per pezzo.
- Nuovo canale. Quello che non gira nel tuo negozio può vendersi su un marketplace come eBay o Amazon, oppure sui social; i resti vanno in blocco agli stockisti, che comprano lotti di fine serie e sovrascorte.
- Reso al fornitore. Se il contratto prevede reso o cambio dell'invenduto, usalo. Se non lo prevede, chiedi un cambio con prodotti che vendono: spesso il fornitore preferisce questo a perdere un cliente.
- Donazione, poi smaltimento. La merce ancora utilizzabile che non si vende la doni a enti senza scopo di lucro; si distrugge solo ciò che non si può né vendere né donare. Cosa serve per farlo in regola lo trovi nella sezione successiva.
Donare o distruggere: cosa prevede la legge in Italia
Donare la merce invenduta è il percorso che la legge italiana agevola. La legge 166/2016 (art. 16) permette di cedere gratuitamente a enti pubblici ed enti privati senza scopo di lucro, compresi gli enti del Terzo settore, molti prodotti non più commercializzati o non idonei alla vendita per imperfezioni, danni o vizi che non ne compromettono l'uso: tessili e abbigliamento, mobili e complementi d'arredo, giocattoli, elettrodomestici, televisori, computer, tablet, libri, prodotti per l'igiene della persona e della casa, cancelleria.
| Regola | Cosa prevede | Per chi |
|---|---|---|
| Donazione, art. 16 L. 166/2016 | La merce donata non si presume venduta e non si considera destinata a finalità estranee all'impresa | Chi dona i prodotti elencati agli enti previsti dalla legge |
| Documenti per la donazione | Documento di trasporto per ogni cessione; comunicazione mensile telematica entro il 5 del mese successivo, non dovuta se ogni cessione vale fino a 15.000 €; dichiarazione trimestrale dell'ente | Donatore ed ente che riceve |
| Divieto di distruzione, Regolamento (UE) 2024/1781 | Non distruggere abbigliamento, accessori di abbigliamento e calzature invenduti, salvo eccezioni limitate come sicurezza o danni | Grandi imprese dal 19.07.2026, medie presumibilmente dal 2030 |
In pratica: per ogni donazione conserva il documento di trasporto, l'elenco della merce, a chi è andata e perché non era più vendibile. Il valore da indicare nella comunicazione mensile si calcola sull'ultimo prezzo di vendita. Il trattamento IVA e la deducibilità per la tua impresa li verifichi con il commercialista prima della prima donazione.
Come evitare nuove giacenze invendute
La giacenza nasce al momento dell'acquisto, quindi si previene lì:
- Comprare in base alle vendite. Ordina secondo le vendite medie e i tempi di consegna del fornitore, non «come l'ultima volta». Per i prodotti del gruppo C tieni uno stock minimo o vendi su ordinazione dal magazzino del fornitore.
- Controllare ogni mese. Una volta al mese estrai l'elenco dei prodotti senza movimenti e con stock sopra la tua soglia, non una volta all'anno all'inventario.
- Dare una data di fine a ogni stagione. Per la merce stagionale decidi in anticipo quando partono le promozioni di fine stagione.
- Usare l'analisi ABC. Togli dall'assortimento i prodotti che non portano né utile né vendite costanti, prima che diventino giacenze. Come costruire la matrice ABC/XYZ lo spiega l'articolo Assortment matrix with ABC/XYZ (in inglese).
L'altra faccia dello stesso problema sono le rotture di stock: finché i soldi sono fermi nelle giacenze, mancano i prodotti che vendono. Se i tuoi prezzi devono seguire domanda e concorrenza, leggi anche come funziona il pricing dinamico.
Quando conviene seguire le giacenze con un gestionale
Quando hai centinaia di prodotti e più di un magazzino: allora un foglio dei prodotti senza movimenti è vecchio prima di essere finito, e vendite e stock vanno esportati e confrontati ogni volta.
In Elbuz lo stock si aggiorna da solo con ordini, carichi e listini dei fornitori, e il report di analisi delle vendite mostra la merce invenduta in un blocco a parte: prodotti senza movimenti in magazzino da oltre 30 giorni, calcolati per ogni magazzino separatamente. Come stock, carichi e ordini lavorano insieme lo trovi nella pagina gestionale magazzino per e-commerce.
Un limite da sapere: la soglia di 30 giorni nel report è fissa, e il costo di mantenimento o il limite dello sconto il programma non li calcola, per quelli usi le formule sopra. Se hai qualche decina di prodotti e un solo magazzino, basta un foglio di calcolo.
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Domande frequenti
Cosa sono le giacenze di magazzino?
È la merce presente in magazzino in un dato momento. Diventa un problema quando non si vende o si vende così lentamente che lo stock dura molti mesi: allora blocca capitale e occupa spazio.
Come eliminare le rimanenze di magazzino?
Nell'ordine: sconto fino al limite in cui conviene ancora, bundle con un best seller, nuovo canale come marketplace o stockista, reso al fornitore, donazione. Il limite dello sconto si calcola come in quando uno sconto rende più dell'attesa.
Quando un prodotto diventa una giacenza invenduta?
Dipende dal tuo ciclo di acquisto. Una regola pratica: nessuna vendita per più di due cicli di acquisto, oppure stock per più di sei mesi alla velocità di vendita attuale.
Che prezzo precedente devo indicare quando sconto la merce?
Il prezzo più basso applicato ai consumatori nei 30 giorni prima dello sconto, come prevede l'art. 17-bis del Codice del consumo. Vale anche per saldi e liquidazioni.
Posso distruggere la merce invenduta?
Solo come ultima scelta. Per abbigliamento, accessori e calzature le grandi imprese non possono distruggere l'invenduto dal 19.07.2026 per il Regolamento (UE) 2024/1781. Prima conviene vendere o donare.
Si può donare la merce invenduta?
Sì. Con la legge 166/2016 puoi donare a enti pubblici e non profit molti prodotti non più vendibili, con documento di trasporto per ogni cessione; in questo caso la merce non si presume venduta.
Fonti
- Codice del consumo (D.Lgs. 206/2005), art. 17-bis «Annunci di riduzione di prezzo»: prezzo più basso nei 30 giorni precedenti, applicazione a vendite straordinarie, riduzioni progressive, normattiva.it.
- Legge 19 agosto 2016, n. 166, art. 16: cessioni gratuite di prodotti non più commercializzati, categorie, documento di trasporto, comunicazione mensile entro il 5, esonero fino a 15.000 €, normattiva.it.
- Legge 19 agosto 2016, n. 166, art. 2, comma 1, lettera b): definizione dei soggetti donatari, normattiva.it.
- Commissione europea, «New EU rules to stop the destruction of unsold clothes and shoes» (09.02.2026): divieto per le grandi imprese dal 19.07.2026, medie presumibilmente dal 2030, Regolamento (UE) 2024/1781, environment.ec.europa.eu.
Verificato il 01.11.2026. I numeri degli esempi di calcolo sono inventati.
